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Storia Danza Orientale Stampa

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La danza del ventre, in lingua originale “Raks sharqi” e in italiano “danza orientale”, è un'arte antica le cui origini pare risalgano ai culti religiosi della "madre terra" Ishtar, la dea babilonese, praticati nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia. Era usata in passato per propiziare la fertilità e celebrare il parto.

E’ dalle danze e dai riti per la fecondità, in cui le donne ballavano in cerchio, che si definisce la gestualità del ventre, urna portante della fecondità femminile. I movimenti gestuali primordiali con cui le sacerdotesse onoravano la dea con danze sacre entrando in relazione con i ritmi della natura e imitandola: molti movimenti ricordano le onde del mare, la forma della luna, il serpente, il cammello e ancora l’atto sessuale e il parto. E’ nella fertilità il segreto antichissimo di queste danzatrici che perpetuano un antico rito, non vissuto esclusivamente come sensualità, ormai trasfuso nella cultura internazionale come simbolismo di estremizzazione de “l’eterno femminino” tramandatosi integro attraverso i millenni. Era anche l'elemento essenziale delle festività agricole, infatti con la danza si chiedeva agli dei il buon esito del raccolto.

E' una sorpresa per molti scoprire che la danza orientale non nasce per essere uno spettacolo che allieta gli uomini, bensì come una danza delle donne per le donne, poi tramandata e reinventata nei secoli fino a diventare patrimonio etnico delle popolazioni del sud del Mediterraneo fino alla Turchia e in parte alla Grecia. Si tratta però di una danza che ha perso le sue origini, a causa della scarsa presenza di fonti scritte. Con l’affermarsi del patriarcato la danza viene spostata nel contesto laico venendo così richiesta in feste, banchetti, celebrazioni come danza ufficiale presso i re e ancora come danza popolare e civile eseguita nelle case o nei palazzi.

L' occidente scoprì l'esistenza di questo mondo nell'Ottocento, grazie a viaggiatori francesi orientalisti, e a partire dalla spedizione di Napoleone in Egitto, facendo subito di questa danza il simbolo di una sensualità orientale da sogno, spesso però mal interpretata. Essi lasciarono vari documenti scritti, se pur non del tutto attendibili a causa della loro scarsa conoscenza delle tradizioni e della cultura di questo paese e delle soggettive considerazioni. In questi testi ci vengono descritte due figure diverse di danzatrici, anche se spesso confuse tra di loro: le almee (letteralmente significa saggia) e le ghawazy (tradotto con il termine di zingara). Le prime erano artiste complete, che si esibivano quasi esclusivamente per le donne cantando, suonando, recitando e danzando. Avevano sicuramente uno stile più raffinato, mentre le ghawazy si suppone fossero appartenenti ad un popolo nomade, di bassa estrazione sociale e si esibivano per le strade, nelle feste, davanti ad un pubblico anche maschile.

La danza del ventre al giorno d'oggi è una forma di intrattenimento culturale per il mondo occidentale mentre per il mondo orientale è concepita come formulazione di un evento culturale di cui il mondo arabo porta vanto nella sua internazionalizzazione. Il movimento ancestrale dei fianchi, con il passare dei secoli è stato integrato dalla sinuosità degli arti superiori che integrano e armonizzano tutta la figura femminile, regalandole quello slancio artistico che ha conferito alla danzatrice del ventre l’insieme di un gradiente artistico trascendentale l’armonia musicale che accompagna l’esecuzione. Inizialmente questa danza non aveva canoni precisi che si sono andati formando solo in seguito.

La danza del ventre è arte tersicorea che regala agli spettatori un antichissimo simbolismo profuso dall’arte assoluta che solo i secoli sanno distillare.